Il nuovo capo della F1 di Audi: un purista delle corse al timone

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L’ingresso dell’Audi in Formula 1 non sarà guidato da un dirigente distante, ma da un veterano con un profondo amore per gli sport motoristici: Jonathan Wheatley. Questa non è solo una decisione di assunzione; è una dichiarazione sulla direzione futura del team, che enfatizza l’esperienza pratica rispetto alla strategia del consiglio di amministrazione. Il background di Wheatley, da meccanico ai box a caposquadra, suggerisce che l’Audi intende costruire una presenza competitiva in F1 da zero, non semplicemente acquistare il successo.

Dal garage al top

Il viaggio di Wheatley è iniziato negli anni ’90 come meccanico junior per la Benetton, facendo carriera fino a diventare capo meccanico prima di unirsi alla Red Bull Racing come team manager e direttore sportivo. Questa progressione dimostra una padronanza delle operazioni di corsa a tutti i livelli, non solo gestionale. Non è cresciuto attraverso strutture aziendali; ha guadagnato la sua posizione grazie all’abilità tecnica e alla risoluzione dei problemi del giorno della gara.

Una passione per la macchina, non solo per il risultato

A differenza di molte figure moderne del motorsport, l’ossessione di Wheatley va oltre la tecnologia all’avanguardia. È cresciuto immerso nelle corse classiche, in particolare nell’era cruda e pericolosa dei rally del Gruppo B. “Se sei un bambino, vedere le auto con le fiamme che escono dallo scarico è esattamente ciò di cui hai bisogno per motivarti verso le corse automobilistiche”, ha detto a Motorsport Week, sottolineando il fascino viscerale della tradizione del motorsport.

Non si tratta di nostalgia; si tratta di una comprensione fondamentale di come funzionano le cose. Wheatley ha imparato la meccanica da suo padre in giovane età, armeggiando con le macchine prima di poter guidare. Ha continuato a lavorare sulle proprie auto per tutta la sua carriera, preferendo la sfida di migliorare i modelli più vecchi con la tecnologia moderna piuttosto che fare affidamento su prestazioni precostruite.

Il garage dei sogni: un segno della sua ossessione

Wheatley non si limita a supervisionare i veicoli ad alte prestazioni; li vive e li respira. Guida quotidianamente un’Audi RS6, ma preferisce la soddisfazione pratica di lavorare sulla sua classica Porsche 911, costruita nello stesso mese e anno in cui è nato. Possiede anche un’Audi Quattro a basso chilometraggio, che intende guidare durante l’inverno. Questi non sono oggetti da collezione; sono progetti che migliora attivamente e gli piace guidare in condizioni reali. Questo amore per l’esperienza di guida, non solo per le prestazioni, è ciò che lo distingue.

Perché è importante

La decisione di Audi di nominare Wheatley invia un messaggio chiaro: non entreranno in F1 come un altro team aziendale concentrato esclusivamente su dati e algoritmi. Vogliono qualcuno che capisca l’anima delle corse, che possa costruire una squadra che prospera sia sull’innovazione che sulla grinta. Il background di Wheatley suggerisce che Audi darà priorità all’ingegneria pratica e ai test nel mondo reale, dando loro potenzialmente un vantaggio rispetto ai rivali che fanno più affidamento sulle simulazioni.

Ciò segnala anche un cambiamento nella leadership del motorsport, favorendo individui in grado di tradurre le conoscenze tecniche in risultati competitivi. L’esperienza di Wheatley dimostra che i migliori leader non sono sempre quelli che evitano di sporcarsi le mani. Sono loro che comprendono la macchina, la pista e l’incessante ricerca della velocità.