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L’industria automobilistica australiana deve affrontare il primo controllo reale delle emissioni secondo il nuovo standard di efficienza dei veicoli

Sono arrivati i primi risultati del New Vehicle Efficiency Standard (NVES) del governo australiano e, sebbene la media complessiva raggiunga gli obiettivi iniziali, quasi due terzi dei marchi automobilistici non sono riusciti a rispettare i limiti di emissioni di CO2 del 2025. Si tratta del primo importante test dell’NVES, progettato per spingere i produttori verso veicoli più puliti e ridurre le emissioni di carbonio legate ai trasporti.

Risultati principali: un mix di prestazioni

Le emissioni medie dei nuovi veicoli leggeri superano lo standard del 21%. Tuttavia, la ripartizione rivela un netto contrasto tra i marchi leader e quelli in ritardo. La NVES classifica i veicoli in due tipologie: Tipo 1 (autovetture e SUV) con un limite di 141 g/km e Tipo 2 (auto, furgoni e SUV più grandi) con 210 g/km.

  • I veicoli di tipo 1 hanno registrato una media di 114 g/km, ampiamente al di sotto del limite.
  • Anche i veicoli di tipo 2 erano al di sotto della soglia di 199 g/km.

Nonostante il successo complessivo, 19 marchi hanno mancato i loro obiettivi, tra cui nomi ad alte prestazioni come Alfa Romeo, Ferrari e Porsche, insieme ad attori tradizionali come Honda, Hyundai e Nissan. In particolare, Stellantis, il gigante automobilistico multinazionale, aveva più voci elencate come non conformi.

Il sistema di scambio delle quote di emissione: emerge un nuovo mercato

L’NVES incorpora un sistema di negoziazione in cui le aziende che superano i propri obiettivi possono vendere “unità NVES” a quelle che non sono all’altezza. Ciò crea un incentivo finanziario per le case automobilistiche affinché riducano le emissioni, ma consente anche ad alcuni di ritardare la conformità acquistando crediti.

Mazda ha accumulato la maggior parte delle passività, con oltre 508.000 unità, mentre BYD e Toyota guidavano le eccedenze, detenendo milioni di crediti in eccedenza. Questo surplus crea un mercato funzionale per lo scambio di emissioni, avvantaggiando potenzialmente sia i marchi ad alte emissioni che cercano di evitare sanzioni, sia le aziende a basse emissioni che mirano a trarre profitto dalla loro efficienza.

Cosa significa: normative più stringenti e conformità futura

I limiti di CO2 diventeranno ogni anno più severi fino al 2029, il che significa che i marchi che hanno raggiunto i loro obiettivi nel 2025 potrebbero avere difficoltà a farlo negli anni successivi senza aumentare in modo significativo il numero di veicoli a basse o zero emissioni nelle loro linee.

Le case automobilistiche hanno due anni per affrontare gli squilibri tra le unità commerciali o incorrere in sanzioni a partire da febbraio 2028. Le sanzioni sono calcolate a 50 dollari per unità di emissioni in eccesso, creando un reale rischio finanziario per i marchi non conformi.

Risposta del settore: domanda contro regolamentazione

La Camera federale dell’industria automobilistica (FCAI) sostiene che il raggiungimento degli obiettivi futuri richiede “una diffusione dei veicoli elettrici sostanzialmente più forte di quanto indicano le attuali tendenze del mercato”. Sottolineano la necessità di politiche che incentivino la domanda dei consumatori di veicoli elettrici, poiché l’offerta da sola non è sufficiente.

Polestar, produttore di veicoli elettrici, ha ribattuto a questa affermazione, affermando che l’NVES è realizzabile e che la resistenza delle case automobilistiche tradizionali sta ostacolando il progresso. Sostengono che l’Australia non dovrebbe rimanere una discarica per tecnologie più vecchie e meno efficienti.

I primi risultati NVES dimostrano che veicoli più puliti e un mercato competitivo possono coesistere, ma il successo a lungo termine dipende dalla domanda sostenuta di veicoli elettrici e dal sostegno politico costante.

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